Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)

Pappagallo dal cappuccio  (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)

Il parrocchetto dal cappuccio, nome latino Psephotus Dissimilis, lo allevo da sei anni. Si tratta di una specie molto bella e dai colori molto appariscenti, pochissimo rumorosa,  con la quale non ho riscontrato grossi problemi per il suo allevamento. Le mie coppie sono alloggiate in gabbioni da 120 situati all’interno di una stanzetta con le pareti di rete metallica predisposta per la chiusura e che nella stagione invernale chiudo quasi completamente con pannelli di policarbonato.

 

Si sono rivelati soggetti rustici senza particolari esigenze alimentari e che si adattano bene anche ai nostri climi a patto che vengano acclimatati gradatamente e che gli alloggi vengano, come detto, debitamente riparati con materiale isolante.

 

Per quanto riguarda l’alimentazione, ho notato che rispetto a specie anche più piccole non sono grandi consumatori di cibo, paradossalmente per fare un esempio, consumano la metà di un piccolo Forpus.

Io li alimento con una miscela di semi per piccoli parrocchetti senza girasole, un pastoncino che modifico a mio piacimento in base al periodo ed alle esigenze, e durante le cove con semi germinati.

 

Per le cove utilizzo un nido verticale di circa 20 x  20 e 40 di profondità con scaletta per la risalita formata da rete metallica e nel quale metto 5/6 cm di faggiolino (piccoli frammenti di legno di faggio) dello spessore di circa 4/5 mm. in modo che la femmina scavi una buchetta dove meglio preferisce.

Il periodo di cova merita un discorso a parte, in quanto essendo uccelli che provengono dall’emisfero sud e non da tantissimi anni importati qui da noi, hanno probabilmente ancora un orologio biologico atavico che li porta a riprodursi nel periodo in cui in Australia è primavera, che da noi  contrariamente è autunno.

Spesso infatti la loro stagione riproduttiva inizia nelle nostre zone a settembre, quindi si può correre il rischio che i piccoli che dovessero nascere potrebbero avere dei problemi di sopravvivenza nel caso la femmina abbandonasse il nido quando sono ancora implumi e potrebbero morire per il freddo come allo stesso modo quando escono i primi giorni dal nido e non sono ancora autosufficienti.

A questi inconvenienti si ovvia spesso con gli scalda nido, che sono degli oggetti di lamiera o di plastica con delle resistenze elettriche che appoggiate sotto o di fianco al nido alzano la temperatura interna del nido stesso, mentre per ovviare alle morti durante l’involo, bisogna alle volte provvedere a scaldare l’ambiente d’allevamento almeno fino a quando i piccoli non siano autosufficienti per l’alimentazione.

Per fortuna ormai molti soggetti si stanno abituando alle nostre stagioni e non è raro avere delle coppie che si riproducono normalmente in primavera, con ovvi benefici e con meno problemi, io per fortuna ho tre coppie che si comportano in questa maniera.

 

Il difformismo sessuale alla nascita è inesistente, mentre dopo qualche mese si possono notare dei piccolo particolari che indicano la diversità di sesso, se si ha fretta di decifrare il sesso l’unica cosa è il sessaggio molecolare tramite piume o sangue o quello endoscopico, altrimenti bisogna avere un po’ di pazienza ed aspettare i segni caratteriali differenti del piumaggio.

 

Il mantenimento in gabbie comuni non presenta particolari problemi almeno fino a che i soggetti sono giovani o che si tratti di sole femmine, mentre per i maschi adulti, se non sono accoppiati, io preferisco tenerli in gabbie separate, magari li metto con i Bourke con i quali vanno d’accordo, perché mi è capitato qualche litigio, con conseguente depiumaggio, senza mai tuttavia arrivare alla soppressione del rivale, comunque se si può evitare è meglio.

 

Una cosa molto gradita a noi allevatori riguardante questa specie è che stranamente e contrariamente a quello che si possa pensare, vista la rarità in natura, in Italia non è soggetta a nessuna denuncia ed a nessuna registrazione, è sufficiente l’anellamento con anello inamovibile per essere in regola, quindi anche le cessioni tra allevatori possono essere effettuate in assenza di qualsiasi documento.

Bisogna però stare molto attenti, in quanto la mancanza anche accidentale di anellamento comporta il passaggio automatico del soggetto in allegato A del CITES con obblighi molto più severi, quindi consiglio di essere molto attenti alla cosa.

 

Al momento attuale non esistono moltissimi allevatori di questa specie, probabilmente per il costo ancora un po’ elevato dei soggetti oppure per il fatto che si riproducano nella stagione fredda con conseguenti piccole difficoltà, o infine per il fatto che non esistano mutazioni, ma secondo me sono uccelli che possono dare tante soddisfazioni a che li alleva e mi auguro che queste mie righe incoraggino gli eventuali appassionati che abbiano ancora dei dubbi. 

Pappagallo dal cappuccio  (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio  (Psephotus dissimilis) femmina
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis) femmina
Pappagallo dal cappuccio  (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio  (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio  (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio  (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio  (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)
Pappagallo dal cappuccio (Psephotus dissimilis)

Pappagallo dal cappuccio,  Psephotus Dissimilis in natura. (Filmato tratto dal web)

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Articolo tratto dal giornale La Provincia di Cremona del 28 Febbraio 2014 (clicca sulla foto per ingrandire)
Articolo tratto dal giornale La Provincia di Cremona del 28 Febbraio 2014 (clicca sulla foto per ingrandire)
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